CNR IBAM|TERME ACHILLIANE

Introduzione

 

Le Terme Achilliane sono annoverate tra i principali impianti termali pubblici di epoca romana conservati nella città di Catania, insieme alle Terme dell’Indirizzo e alle Terme della Rotonda. L'edificio è ubicato nel sottosuolo di Piazza Duomo e vi si accede attraverso uno stretto passaggio ipogeico accanto alla facciata principale della Cattedrale. Visitabili dopo diversi anni di chiusura, al loro interno vi scorre il fiume Amenano e rappresentano un luogo di grande suggestione e mistero.

Il nome è fornito da un'iscrizione in lingua greca su lastra di marmo lunense, in stato frammentario, rinvenuta intorno alla metà del Settecento. L'iscrizione, databile alla metà del V secolo d.C., è attualmente esposta all'interno del Museo Civico di Castello Ursino a Catania.

 

 

Primi Studi ed Interventi

 

L'impianto termale fu riscoperto nel XVI secolo, quando il Bolano lo mise in relazione con un tempio di Bacco, le cui sostruzioni sarebbero state riutilizzate per la costruzione delle terme. Il primo intervento fu effettuato da Ignazio Paternò Castello, Principe di Biscari, intorno alla metà del Settecento. In quella occasione gli ambienti allora visibili furono svuotati dalla terra e dal fango consentendone lo studio da parte del Pancrazi e il rilievo da parte del Pigonati. L’affiorare delle sorgenti dell'Amenano, infatti, non avevano permesso in precedenza l'intercettazione del piano pavimentale dell'edificio e per questo motivo furono realizzate opere per la deviazione delle acque.

Nel 1767 il Principe di Biscari creò, inoltre, un accesso alle Terme attraverso una botola aperta direttamente su Piazza Duomo, nell’area antistante la facciata della Cattedrale. Tra il 1776 e il 1779 esse furono visitate da Jean Houel che le rappresentò in disegni e acquerelli. Nel 1828, la Regia Commissione di Antichità e Belle Arti spostò l’ingresso delle terme all’angolo tra la Cattedrale e il Palazzo del Seminario dei Chierici. Per mezzo di una scala a chiocciola si giungeva ad un corridoio sotterraneo e, attraverso questo, all’edificio romano. Oggi è possibile accedervi attraverso una scala posta sul lato meridionale del sagrato della Cattedrale.

Lo scavo dell'impianto fu eseguito nel 1856 e successivamente, nel 1882, fu ripreso sotto la direzione di Sciuto Patti, Regio Ispettore degli Scavi e dei Monumenti di Antichità di Catania, il quale individuò il pavimento della sala centrale e alcuni tratti dei condotti che vi girano intorno oltre a molti frammenti di marmo lavorato (cornici e frammenti di iscrizione).

Le indagini condotte nel corso del XX secolo, in occasione del restauro del Palazzo del Seminario dei Chierici e all’interno della Cattedrale, consentirono di appurare come parte della Cattedrale medievale si impostasse direttamente sui pilastri delle arcate dell’edificio romano.

 

Le recenti campagne di scavo

 

Tra il 2003 e il 2005, nuovi interventi furono eseguiti dalla Soprintendenza ai BB.CC.AA. di Catania in occasione dei lavori di consolidamento e rifacimento della pavimentazione di Piazza Duomo. La struttura termale fu coperta in parte da una poderosa piastra d'acciaio per rinforzare l'impianto della piazza stessa. Le indagini archeologiche furono condotte sia all’esterno che all’interno dell’edificio, interessando gli ambienti già noti da tempo e permettendo l’individuazione di nuovi vani. Il rilievo dettagliato della struttura ha consentito il suo corretto posizionamento topografico rispetto alla Cattedrale e alla piazza.

 

Descrizione

 

Il complesso edilizio oggi visitabile comprende una sala principale, detta “sala a pilastri”, dalla quale si sviluppano una serie di ambienti, alcuni dei quali collegati ad essa attraverso un corridoio posto a Sud. Esso, coperto con una volta a botte, si sviluppa per circa m 18 e conduce in quattro ambienti dalla funzione incerta. L’area ha restituito numerosi frammenti di ceramica tardo romana e medievale, segno di una continuità di frequentazione dell’edificio.

I pochi dati stratigrafici ottenuti in seguito alle diverse campagne di scavo e l’analisi della tecnica costruttiva permettono di datare il primo impianto termale al II secolo d.C., mentre una seconda fase edilizia, individuata nel muro orientale della sala principale, risalirebbe alla metà del V secolo d.C. Quest’ultima, in una prima fase, doveva presentare una pianta rettangolare allungata, mentre nella seconda subì, probabilmente, un ridimensionamento che ne modificò lo sviluppo planimetrico.

In seguito ai rifacimenti di età tardo antica, la sala principale si presenta oggi con una pianta a forma pressoché quadrata (m 11 sull’asse Nord-Sud e m 11,90 sull’asse Est-Ovest). Le coperture a volta della sala, delle quali ancora oggi si può ammirare lo straordinario apparato figurativo, erano decorate con stucchi raffiguranti eroti, tralci di vite e grappoli d'uva. Lungo i suoi lati è presente un condotto largo m 0,70, collegato al sistema di canalizzazione messo in luce nel lungo corridoio che fiancheggia la sala a Sud. La pavimentazione era costituita da un magnifico opus sectile realizzato con lastre di reimpiego, di cui restano le impronte nella malta di allettamento. Al centro dell’ambiente si trova una vasca originariamente rivestita in marmo sulla quale doveva ergersi una colonnina. Durante la prima fase edilizia l’altezza dei pilastri della sala era maggiore rispetto a quella attuale. Il piano pavimentale moderno, infatti, deriva da un complesso intervento edilizio che ne determinò l’innalzamento.

Percorrendo il corridoio verso ovest, sulla sinistra, si trova un ambiente che ha restituito le uniche tracce dell’impianto termale (un ipocausto con pilastrini di mattoni cilindrici). In questo stesso vano sono stati rinvenuti i resti di una scala, segno dell'esistenza di un primo piano dell'edificio termale, che pertanto si sviluppava su più livelli.

 

 

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